Creatività, una necessità per le PR

Nonostante, a una prima vista, tra creatività e il modo di intendere le PR non esista alcun punto di contatto, le cose non stanno proprio così. In realtà, infatti, la creatività può entrare e “contaminare” il mondo delle PR, giocando un ruolo importante e rappresentando quel valore aggiunto, capace di dare slancio al classico mondo di intendere e fare relazioni pubbliche. Anche perché, creatività e comunicazione sono da sempre due le facce di una stessa medaglia, dunque, perché non dovrebbe essere possibile sfruttare questo legame nelle PR?

Confini e limiti da valicare

Parlare di creatività nella PR risulta tuttora altamente innovativo. Questo è dovuto al fatto che, oggi come oggi, le PR sono ancorate a un modello classico, che la porta a muovere i propri passi all’interno di confini ancora poco valicabili ed estendibili. Limiti fin troppo costrittivi, che finiscono per limitare l’azione comunicativa e le modalità di espressione dei contenuti a canoni “classici”, rigidi e derivati da un passato a cui occorre iniziare a dare una definizione aggiornata.

Scardinare la normalità

Al momento, però, parlare di creatività in un contesto di questo tipo e lavorare per porla finalmente al centro delle strategie di PR vuol dire segnare una vera e propria rivoluzione. Un passo importante che occorre compiere e che, a suo modo, risulta inedito e soverchiante, capace di scardinare la normalità e l’abitudine del fare e intendere le PR per traghettarle verso quella modernità che caratterizza un mondo sempre più digitale e social.

I tre pilastri della PR creativity

Ora, per chi ha sempre svolta attività di PR in modo “classico”, la domanda dovrebbe sorgere spontanea: come ci entra la creatività in una strategia di PR? La risposta non è una, ma sono ben tre, secondo tre distinti pilastri che sorreggono il ruolo della creatività nella PR.

In primis, la creatività permette di utilizzare il nuovo approccio per abbattere le barriere tra PR tradizionali e il mondo dei social. In seconda battuta, la creatività aiuta a raccontare i brand da una prospettiva tutta nuova e adottando innovative angolazioni non didascaliche. Infine, si punta a condurre le PR verso uno storytelling che permetta ai brand di farsi apprezzare e raccogliere consenso dal proprio pubblico.

Il ruolo del direttore creativo nelle PR

Ed è proprio su queste tre direttive che un’agenzia di PR deve essere pronta a muovere per affidarsi alla professionalità di un direttore creativo. Figura ancora troppo poco presente nelle agenzie, se si vuole che le PR contribuiscano a proiettare l’immagine mentale di un brand nella testa dei propri pubblici è fondamentale che il direttore creativo possa lavorare fin da subito sulla strategia per declinare il posizionamento di marca in un brand storytelling che guidi a monte tutte le attività integrate.

Il fondamentale compito della creatività nelle PR

All’atto pratico, il compito della creatività applicata all’attività di PR è quello di rendere i contenuti più “aerodinamici”, capaci cioè di veicolare in maniera più diretta verso i pensieri di consumatori e stakeholder in generale il proprio messaggio.

Al tempo stesso, la creatività lavora per rendere i contenuti più leggeri e interessanti, privandoli di tutto ciò che li appesantisce e li uniforma alle migliaia di altri messaggi e notizie che, ogni giorno, partono dal computer, dallo smartphone o dal tablet e che hanno come unico scopo di raggiungere il più velocemente possibile la testa delle persone.

Ecco, con l’apporto della creatività, le PR continuano a fare questo, ma in modo migliore, più diretto, immediato, coinvolgente e, perché no, divertente. Il tutto, non perdendo di vista la necessità di proporre progetti e contenuti capaci di sfruttare al meglio le potenzialità dei mezzi e dei canali comunicativi del momento, continuando, al contempo, a rivelare una grande forza d’impatto, ma anche non smettendo di rivelarsi efficaci e perfettamente misurabili e valutabili.