Metaverso sempre più al centro del dibattito, ma in pochi sanno davvero che cos’è

Parlare di metaverso oggi è più semplice che farlo appena tre mesi fa. Questo perché, in brevissimo tempo, persone, aziende e consumatori hanno imparato a convivere con questa parola. Quello che manca, però, è una concezione ottimale della questione, del concetto, di che cosa è il metaverso, una definizione che permetta di inquadrare al meglio i confini di un qualcosa di potenzialmente sconfinato.

Metaverso, un futuro poco chiaro

A fronte di una quasi totalità di persone che dichiarano di averne sentito parlare, solo una piccolissima parte ammette di essere in grado di spiegarlo. Ma, di contro, sono veramente tanti quelli che lo indicano come “il futuro”, o i genitori che palesano preoccupazione per la sicurezza e la privacy dei loro figli.

Insomma, sappiamo che esiste il metaverso, che ha potenzialità, che può segnare le nostre vite, guidare il futuro, lo temiamo, ma non sappiamo ancora realmente con che cosa abbiamo a che fare. Forse, queste discrepanze sono – e, molto probabilmente, è proprio così – derivate anche da una mancanza di confini e dall’infinita pletora di opportunità, che caratterizzano il metaverso. Un tutto e nulla che mal coincide con la possibilità di utilizzare etichette e dare un’unica definizione tipiche della forma mentis della società attuale.

Esplorazione inconsapevole

D’altra parte, poi, molte persone non hanno mai avuto modo di “esplorare” il metaverso, o almeno, lo hanno fatto senza nemmeno rendersene conto. Giochi come Fortnite e Roblox, veri e propri fenomeni sociali prima che videoludici, sono metaverso. La Wunderman Thompson, agenzia di marketing e comunicazione internazionale che si sta occupando di analizzare il fenomeno, descrive il metaverso come “un’estensione delle nostre vite potenziata dalla tecnologia”.

Ma è chiaro che, anche con questa definizione tra le mani, non abbiamo risolto il problema principale: capire che cosa sia il metaverso. Per centrare meglio il concetto e diradare qualche nube potremmo dire che i metaversi sono mondi online riccamente definiti e dettagliati a cui le persone si collegano utilizzando tecnologie e strumenti di realtà aumentata, e attraverso cui possono: prendere parte a una mezza infinità di attività e acquistare di tutto, traslando in una versione virtuale la propria vita reale.

Nike nel metaverso

E, allora, un marchio che acquista uno spazio all’interno di Fortnite o di Roblox e chi crea il proprio universo di gioco, entra nel metaverso e ne sfrutta le potenzialità. In questo senso, i marchi e le aziende si stanno dimostrando molto ricettivi e si dicono disposti a investire nel gaming anche gettando le basi per ambiziosi giochi.

Pensiamo per esempio a Nike, che non poco tempo fa ha debuttato proprio su Roblox con uno spazio brandizzato denominato Nikeland, dove gli utenti possono provare versioni virtuali dei prodotti di uno dei più importanti brand sportivi al mondo e partecipare a giochi progettati per incoraggiare visite ripetute.

Un mondo mutevole e in divenire

Il grande numero di accessi a Nikeland e la consapevolezza degli utenti circa l’impatto che il metaverso può avere sul mondo della pubblicità, ma anche su vendita al dettaglio, finanza ecc. sembrano reali, ma casi come il drastico calo di interesse e vendita di NFT (Non-Fungible Token) rivelano ancora una volta la volubilità e la mancanza di certezze attorno a un mondo in continuo divenire come il metaverso.

In questo senso, i marchi si stanno muovendo per cercare di valutare al meglio ciò che nel metaverso potrà avere un futuro e una crescita ed evitare di investire in qualcosa che potrebbe rivelarsi come il classico buco nell’acqua in grado di vanificare investimenti importanti e gettare alle ortiche grandi risorse e opportunità. Ecco perché, sempre più realtà, iniziano a formare i propri dipendenti sul metaverso con corsi dedicati capaci di fornire un quadro completo della questione e preparare in modo consapevole a ciò che il futuro prospetta alle aziende e al metaverso.